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Lo Sviluppo è costituito da quel processo dinamico di cambiamento che comincia con il  concepimento e si svolge lungo tutto il corso della vita.

Di solito questo processo viene suddiviso in cinque fasi:

  • la prima infanzia (da zero a due anni);
  • la seconda infanzia (da due a sei anni);
  • la fanciullezza (da sei a dieci anni);
  • la preadolescenza (da dieci ai 14)
  • l’adolescenza (dai 14 anni ai18/20).

Durante la crescita, il bambino modifica il proprio comportamento sulla base delle esperienze, mentre si consolidano e si perfezionano le capacità percettive e cognitive.

Nei primi 3 anni di vita il bambino raggiunge molti traguardi e in questo momento arriva anche la prima grande “crisi” dell’età evolutiva, le prime difficoltà per i genitori di “saper dire di no” per contenere il proprio bambino.

Per proteggerlo i “no” devono mostrare fermezza, non ira o violenza, devono porre un limite, non aggredire e soprattutto devono essere pochi. Ecco le regole dei no:

  • Tono della voce: Il ”no” deve essere fermo, ma pacato, non urlato.
  • Contatto visivo: Il bambino deve essere guardato negli occhi in modo serio, ma non arrabbiato.
  • Contatto fisico: Il bambino deve sentire protezione e autorevolezza, non durezza e rifiuto.
  • Spiegare il motivo del “no”: il linguaggio deve essere chiaro e fruibile per il bambino.
  • Rassicurare il bambino: Essere fermi non significa respingerlo o privarlo dell’affetto e della sicurezza emotiva. Rassicurarlo sul fatto che è stato ripreso perché un determinato  comportamento è sbagliato e non è Lui ad essere sbagliato! e soprattutto non è in dubbio il vostro amore per lui.
  • Offrire alternative: In alcuni casi può essere utile negoziare uno scambio, offrirgli qualcosa di similmente interessante con cui giocare, spiegando perché quello che gli offrite va bene e quello che stava usando prima no, in modo semplice e pacato.

Mai ingannarlo!

Anche l’adolescenza è una fase di transizione verso l’età adulta in cui dubbi, interrogativi sulla propria identità, insoddisfazione per il proprio corpo, tensioni con i genitori e con gli amici possono costituire nodi critici che in alcuni casi provocano stati di sofferenza che si protraggono a lungo compromettendo la serenità e la crescita dei ragazzi.

Richiedere un aiuto proprio in questa fase può  essere un passo difficile soprattutto perché si ha bisogno del riconoscimento, da parte degli altri, della propria indipendenza.
Il Sostengo Psicologico può offrire uno spazio per poter riflettere sulle problematiche peculiari di questa età:

  • crisi rispetto alla propria identità;
  • crisi rispetto al proprio progetto di vita;
  • stati di isolamento, disagio nelle relazioni con i coetanei;
  • sofferenze in campo sentimentale;
  • disagio rispetto al proprio corpo;
  • dubbi sulla propria identità sessuale;
  • tensioni con i genitori, rabbia;
  • problemi a scuola;
  • angosce, paure e ossessioni;
  • pensieri e gesti autodistruttivi;
  • somatizzazioni, stati di malessere fisico senza una causa organica.

L’intervento psicoterapeutico può:

  • promuovere la riduzione dei sintomi
  • aiutare a modificare comportamenti problematici
  • migliorare la capacità relazionale nel contesto scolastico e familiare
  • sostenere le  scelte di vita più adeguate per l’individuo

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