Scritto il 24 maggio 2018 in Approfondimenti

Nel momento in cui si decide di varcare la soglia dello studio di psicologia, al primo appuntamento, spesso il dubbio è quello di come comportarsi dallo psicologo, cosa dire e cosa non dire.

Il primo appuntamento con lo psicoterapeuta sicuramente è fonte di ansia, ma anche nelle sedute seguenti diverse situazioni emotive possono scatenarsi, dato che non sempre è chiaro cosa lo psicologo vi chiederà, cosa dovrete rispondere, e se potrà aiutarvi a superare le problematiche principali per cui vi siete rivolti al suo supporto.

 

Gli atteggiamenti che agevolano oppure ostacolano la psicoterapia

Il setting, rappresenta uno spazio di relazione tra il terapeuta e il paziente, che va definito sia all’inizio della psicoterapia, sia in fase di lavoro nel tempo. Di certo, una volta che vi sarete seduti di fronte al terapeuta, o sdraiati a seconda dei metodi di psicoterapia adottati, molto di ciò che si dovrà dire o fare sarà instradato naturalmente dallo psicologo. Eppure, alcuni atteggiamenti o pensieri dovrebbero essere evitati, affinché la comunicazione sia fluida e la terapia non si comprometta.

Sapere come comportarsi dallo psicologo, quindi, significa sapere cosa non fare prima, durante e dopo una seduta di psicoterapia.

Non preparare il discorso della seduta

Gli argomenti possono essere tanti, forse troppi e allora si pensa di doversi preparare uno schema di discorso da effettuare durante la seduta. Specie se sia la prima o tra le prime, l’intenzione di “vuotare il sacco” e parlare di tutto è forte. In realtà, la strategia migliore è quella di lasciarsi guidare dal terapeuta, senza forzare il discorso nella direzione voluta. Di contro, se un argomento lo riteniamo importante, è bene che questo esca fuori subito all’inizio della seduta, per poter valutare insieme allo psicologo come affrontarlo.

I diversi orientamenti della psicoterapia, rendono questo particolare comunque ricco di sfumature, dato che alcuni psicologi sono più votati ad un lavoro attivo di comunicazione con il paziente, di guida della seduta, oppure di ascolto più passivo, specialmente i primi tempi del lavoro terapeutico. Per questo, è bene sapere quale tipo di approccio ci coinvolgerà nel percorso, per sapere anche come comportarsi dallo psicologo.

Fiducia nella psicoterapia

Perché un percorso di terapia abbia successo, è fondamentale riporre fiducia e non diffidare dello psicoterapeuta. Un comportamento ostile, per cui lo psicologo secondo voi non sarà in grado di comprendervi né aiutarvi, di certo non fornisce altro che delle conseguenze negative. Sicuramente la terapia non funzionerà, dato che la fiducia è il primo fattore che interviene nel patto tra paziente e terapeuta. Tutto ciò che verrà detto in seduta sembrerà superfluo, e quindi non sarà possibile interiorizzarlo in modo corretto.

Lo psicologo non è presente in seduta solo per il rimborso economico, né per dare giudizi. Un lavoro di supporto psicologico presuppone una capacità di ascolto e di aiuto, che va non ostacolata ma favorita, con un atteggiamento propositivo.

Il dubbio su come comportarsi dallo psicologo quando non ci sia completa fiducia, rappresenta molto più di un dubbio ma una vera e propria “mina” nel percorso di psicoterapia. Attenzione a non pensare che lo psicologo non sia in grado di comprendere la problematica, solo perché non l’ha vissuta. Un professionista studia determinate situazioni psicologiche, proprio per riuscire ad operare in diversi contesti e condizioni del paziente.

Una seduta non basta

Spesso si nega il problema prima di tutto a sé stessi, per questo un errore sul come comportarsi dallo psicologo, può essere dato dalla fretta di concludere la terapia. Si pensa che la terapia debba essere solo passeggera, perché in realtà sicuramente basteranno poche sedute per risolvere conflitti e situazioni di difficoltà. La durata di una terapia è ovviamente variabile, e lo psicologo potrebbe decidere anche per un percorso breve di trattamento terapeutico.

Di regola, però, il lavoro da effettuare richiede tempo, diversi mesi e in alcuni casi degli anni, per lavorare in modo costante e durevole sulla psicologia del paziente.

Non esiste una terapia “miracolosa” di poche sedute, e arrivare con l’idea che si debba dire tutto e subito, per poi chiudere il capitolo “psicologo”, non è corretto e, soprattutto, è controproducente.

Non richiedere supporto farmacologico

Per coloro che pensano che sia possibile avere un supporto di tipo psicologico ma anche tramite psicofarmaci, è bene comprendere che lo psicologo non è un medico, e segue un percorso differente di studi rispetto allo psichiatra.

A meno che, il paziente stia seguendo una psicoterapia con un medico laureato in medicina e specializzato (psichiatria, neurologia, etc.) che abbia poi continuato i suoi studi specializzandosi anche in un percorso da psicoterapeuta, che dura in genere altri 4 anni rispetto alla laurea conseguita.

Generalmente è raro che le competenze siano contemporanee, e solitamente uno psicoterapeuta si occupa di predisporre un percorso di terapia psicologica tramite colloquio, mediante sedute che siano in grado di lavorare a livello della psiche, mettendo in atto differenti canali rispetto a quelli farmacologici.

Nel caso in cui sia necessario un tale supporto, la psicoterapia può affiancare il trattamento con psicofarmaci, che dovranno essere prescritti da un medico competente e autorizzato; ovvero specializzato in psichiatria, neurologia, neuropsichiatria, così come il medico di base, che di solito però richiede una visita specialistica per il proprio paziente.

 

Come ci si comporta al primo colloquio psicologico

La prima seduta può essere fonte di grande imbarazzo e ansia, per questo ci si può arrivare con le idee confuse su come comportarsi dallo psicologo. In realtà non esiste una regola, né lo psicologo si attende alcun comportamento in particolare.

Al di là degli atteggiamenti ostili suddetti, ogni comportamento può essere valido se riesce ad instaurare un primo dialogo e contatto tra paziente e psicoterapeuta.

In alcuni casi, si può esercitare una comunicazione che neanche si pensava di possedere, sentendosi a proprio agio si può iniziare a parlare di sé e dei propri problemi in modo “naturale”. Oppure si può anche tacere, aspettando che lo psicologo guidi la conversazione, per comprendere al meglio il motivo per cui il paziente si trovi lì.

Il terapeuta avrà il compito di aiutare il paziente a circoscrivere le problematiche che l’hanno spinto a prendere contatto con lo studio di psicologia, fornendo delle motivazioni per iniziare un percorso di terapia valido.

Il paziente, dovrà trasmettere la sua fiducia nel tipo di interazione che si sta instaurando, fornendo le informazioni utili ma anche la propria impressione tramite canali verbali e non verbali. Inizialmente il paziente potrebbe essere coinvolto in emozioni ansiogene, di timidezza o di dubbio, ma la sicurezza su come comportarsi dallo psicologo sarà sempre più naturale se si tiene conto anche di questo.

Alcuni parlano molto, altri molto poco, in ogni caso lo stile personale non deve ostacolare il vero obiettivo della seduta, che deve focalizzare il problema principale e definire se la terapia potrà essere continuata con successo.

Nel caso di un paziente che arrivi al primo colloquio per un problema legato ad uno stato depressivo, ad esempio, la prima seduta sarà mirata a definire i contorni della depressione, le possibilità di agire tramite psicoterapia oppure con un supporto farmacologico. Inoltre, si avrà modo di comprendere quale percorso impostare per la risoluzione del problema.

 

Provare una prima seduta con lo psicologo

Per poter iniziare un percorso di psicoterapia, è necessario valutare insieme allo psicologo la situazione e la possibilità di intervento, tramite un primo dialogo di conoscenza reciproca.
Una seduta iniziale permette di ottenere una diagnosi, per individuare quale sostegno sia idoneo ad affrontare la problematica del paziente.

Lo psicologo può disporre una sua presa in carico, dando il via ad un percorso di psicoterapia; oppure può indirizzare il paziente verso un altro tipo di terapia o di trattamento medico, idoneo allo stato del disturbo psichiatrico o psicologico che riscontra.
A volte, però, un incontro non è sufficiente a circoscrivere la situazione terapeutica e la percezione del paziente e del terapeuta può spingere quest’ultimo a richiedere anche altri incontri; per trovare il modo migliore per relazionarsi in maniera fruttuosa, ai fini del benessere mentale del paziente.

 

È possibile prenotare una seduta psicologica con colloquio conoscitivo presso lo Studio di Psicologia Libre della dottoressa psicologa Brunella Cimino.

La sede dello studio di psicologia a Roma si trova tra quartiere Trieste e quartiere Nomentano, in via di Santa Costanza 13 nei pressi di via Salaria e via Nomentana. Dista circa 300 metri dalla metro B1 Sant’Agnese | Annibaliano.

Per prenotare un appuntamento presso lo Studio di Psicologia Libre, è possibile contattare la dottoressa psicoterapeuta Cimino via e-mail: cimino.brunella@gmail.com oppure tramite il recapito telefonico 338 38 00 903